Quella soglia truffaldina che fa infuriare Bersani e D’Alema

Bersani si lamenta, come anche Grillo. Dicono che la soglia oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza, un consenso del 42 e mezzo per cento, è troppo alta. L’hanno fissata con un colpo di mano unilaterale al Senato i presunti perdenti, dicono. Il Pdl e varie altre forze minori, e Casini che “morirà di tattica”, aggiunge un avvelenato segretario del Pd. Sostengono che questo è irrealistico, che nessuna coalizione presumibilmente attingerà quel livello, e che dunque non scatterà alcun premio di maggioranza. Leggi Tasse e nozze gay, la nostra sinistra copia il peggio di Giuliano Ferrara - Leggi Leggere il programma di Bersani e scoprire cosa c’è dietro il lessico del leader Pd di Paolo Nori - Leggi Diversamente Renzi di Paolo Nori
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Bersani si lamenta, come anche Grillo. Dicono che la soglia oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza, un consenso del 42 e mezzo per cento, è troppo alta. L’hanno fissata con un colpo di mano unilaterale al Senato i presunti perdenti, dicono. Il Pdl e varie altre forze minori, e Casini che “morirà di tattica”, aggiunge un avvelenato segretario del Pd. Sostengono che questo è irrealistico, che nessuna coalizione presumibilmente attingerà quel livello, e che dunque non scatterà alcun premio di maggioranza. Ovvero si torna al proporzionale, il giorno dopo le elezioni non si saprà chi abbia vinto, la governabilità è compromessa. Vogliono paralizzare il Parlamento e arrivare così a un nuovo governo Monti: una tragedia, una cosa fuori del mondo, dice Bersani che assapora il potere per sé e per i suoi, e non vuole sentire parlare di riedizioni tecnocratiche. Attenti che faccio saltare il tavolo, conclude.
Un po’ hanno ragione, quelli che protestano contro la soglia ammazzacoalizioni. Bersani in particolare. Grillo è un parvenu, e in genere fa fracasso, poi arriva terzo e deve passare il tempo a polemizzare con la sua truppa ambiziosetta, e vietare comparsate tv ostentando sprezzo misogino per le sue elette, e dare retta a un guru della rete che si chiama come un formaggio, Casaleggio. Ma Bersani è in diritto di aspettarsi un premio di maggioranza per i suoi sforzi, è un faticone bestiale, o almeno sarebbe in diritto. Purtroppo c’è un particolare. La religione del maggioritario l’ha incarnata Berlusconi per primo, è lui che ha reso possibile il funzionamento dell’alternativa di governo, per la prima volta nell’intera storia unitaria, Regno compreso, che è sempre stata storia di regimi trasformisticamente o tragicamente sostituiti da regimi, mai di governi frutto di chiare maggioranze alternative. Ma il punto è questo: quale contributo dirimente, sugoso, significativo, ha dato il Pd, e quello di Bersani in particolare, al delinearsi di un’alternativa di governo credibile? Nessuno. Tanto è vero che nel novembre scorso a nessuno è venuto in mente, di fronte alla crisi del governo eletto, quello di Berlusconi, vuoi di passare la palla alle truppe dell’opposizione guidate dal Pd vuoi di fare nuove elezioni per vedere se l’opposizione si faceva legittimare come maggioranza di ricambio, e invece si è ricorsi a Mario Monti, con l’accordo pieno di Bersani, peraltro. Non si nutriva fiducia nel fatto che Bersani e Fassina e Vendola (e allora c’era in ballo anche Di Pietro, con Donadi e compagnia) potessero riuscire dove non era riuscito il Cav., che era stato facile delegittimare con una campagna mediatico-giudiziaria feroce, a sfondo guardonistico, ma che non si era in grado di rimpiazzare. Ci voleva la Bocconi, ci voleva un’investitura dall’alto, dal Quirinale e anche da qualche bella consultazione con le cancellerie europee.
Quando dico questa cosa a D’Alema in tv, lui che andò in pellegrinaggio da Monti via il solito Guido Rossi sapendo per primo che l’opposizione non era in grado di preparare un’alternativa, mi risponde: ma ora fallo decidere agli elettori se sia o no matura una alternativa di governo. Ma certo, decidano gli elettori. Per carità. Una soglia di consenso alta può essere un disincentivo furbesco alla governabilità del sistema, capisco, e un incentivo sghembo a una nuova stagione tecnocratica con una maggioranza di unità nazionale, ma può anche essere la conseguenza di una legge elettorale, molto criticata a sinistra e anche dalla Corte costituzionale, che non ha per la verità consentito un gran che di governabilità, visto come sono andate le cose. Inoltre, non era proprio D’Alema che predicava la necessità di un sistema elettorale proporzionale per tornare al “governo dei partiti”? O sbaglio?